
Definirlo un viaggio travagliato è a dir poco un eufemismo, è stata la prima vera prova che gli USA ci hanno costretto ad affrontare, per vedere se eravamo veramente convinti di partire, e meritarci questa incredibile avventura.
28 luglio ore 9: E’ il giorno della partenza e siamo puntualissimi all’ingresso di Malpensa (grazie al passaggio dello Slavo… che ringrazio…), ed ecco senza indugio alcuno quello che è successo: Willo, Branch ed io andiamo al ledwall a vedere dove era il check-in e le info sul volo… e leggiamo sbalorditi questa scritta: VOLO CANCELLATO.
Calma e sangue freddo. Andiamo alla zona del check-in della compagnia di passo abbastanza svelto e ci dicono che ci sono dei posti su un altro volo che parte addirittura 20 minuti prima del nostro… ottimo si direbbe… ma c’è un problema: Branch non trova più il passaporto. Tutti a cercare il passaporto, ma nel frattempo i posti nel volo “di riserva” si esauriscono… niente da fare, diventano le 11… e dopo quell’ora non parte più nessun aereo dall’Italia per gli USA… Branch dichiara di aver definitivamente perso il passaporto. Nel frattempo Willo mi chiede un’aspirina perché ha un po’ di dolore al collo, e dopo un breve summit la decisione è presa: Branch prende di corsa un treno per Roma (dove è residente) per tentare di rifare il passaporto, con prenotazione appositamente posticipata di 3 giorni (più di così non si poteva) e con nuova partenza da Fiumicino… ma le speranze lì per lì sono poche perché il centralino della questura ci dice che ci vogliono almeno 14 giorni per la procedura veloce. Branch parte comunque e rimaniamo io e il buon Willo, ci facciamo accompagnare in un hotel decisi a partire il giorno dopo, con la speranza che anche Branch potesse raggiungerci qualche giorno più tardi… Ma il peggio doveva ancora venire.
Ore 22, stavo beatamente dormendo, quando Willo mi sveglia in lacrime… Non riesce a respirare. Gli fa malissimo il collo… Dopo due telefonate ad amici di Milano per avere qualche consiglio (a proposito, grazie Massimo GPZ) via di corsa al San Raffaele (ed ero sveglio da circa 40 ore, perché la notte prima di partire per qualche motivo non ho dormito…). Ad accoglierci al San Raffaele c’è una infermiera (che non sono ancora del tutto convinto fosse donna…) imbarazzante, visita Willo al volo dietro il banco dell’accettazione… Dopo 2 minuti il verdetto: CODICE GIALLO. Semi-urgenza, lo portano in una sala… E inizia l’attesa… Si fanno facile le 23 e 30 quando Willo esce dalla sala, dopo che gli hanno fatto mille analisi e una pera di cortisone, in attesa di un referto che sarebbe arrivato non prima di 2 ore.
Alle 2 arriva il referto: alcuni valori dall’analisi del sangue non son nella norma e ci sono dei linfondi ingrossati; urge ecografia. Willo è stanco morto, io sono stanco morto e torniamo con un taxi in albergo a Malpensa (45 minuti di viaggio…). Sono oltre le 3. Si va in branda,
29 luglio ore 7.30: sveglia alla volta dell’aeroporto… ma Willo ormai ha deciso di annullare la partenza, non se la sente di partire e deve fare quell’ecografia; non si sa ancora nemmeno se Branch riuscirà a partire perché nel frattempo è in fila in attesa dell’apertura della questura a Roma. Io tentenno… non so che fare… più di 20 giorni negli stati uniti da solo… tentenno… parto adesso o aspetto? Ma sono carico e mi decido, VADO AL CHECK-IN. Ed ecco l’altra sorpresa: il volo dove mi avevano ri-prenotato è in overbooking (più prenotazioni rispetto ai posti disponibili sull’aereo) e io sono fuori. Ma io non mollo…
Parte subito la chiamata al centralino della compagnia (DELTA AIRLINES), dove con toni non proprio amichevoli chiedo d essere messo su un volo immediatamente… e dopo 20 minuti di snervante attesa, mi trovano un posto su un altro volo, ma mi avvisano, è il posto prima delle uscite di sicurezza, è stretto, il sedile non si reclina ed è nel corridoio… Me ne frego, e accetto. Nel frattempo arriva la telefonata da Branch, che con una voce come se avesse appena vinto la lotteria mi dice “tra 2 giorni ho il passaporto, fra 3 giorni parto, vienimi a prendere in aeroporto a San Diego, sono carico”. Sono contento… Willo ormai è naufrago ma Branch ce l’ha fatta. Salgo su quello che ad oggi considero il peggiore volo della mia vita… diretto al JFK di NY dove, a distanza di 2 ore avrei avuto il volo per San Diego.
Incredibile, dopo 8 infinite ore di volo atterro puntuale sulla pista di NY e sono felice, sono in America. Se non fosse che dopo 10 minuti il pilota ci informa che non c’è ancora il gate disponibile… e che dobbiamo aspettare sulla pista che si liberi il posto per noi. Un ora e mezza di attesa, e io sono certo di aver già perso la coincidenza per SD. Controllo passaporti: Non avevo scritto sulla mia carta verde un indirizzo di residenza negli USA, anche perché non sapevo di preciso dove sarei andato a dormire a San Diego… ebbene il poliziotto mi dice… “sorry, you need a valid address…”. Non mi vuole fare passare. Panico. Nella zona del controllo passaporti il telefono non prende, non posso chiamare per farmi dire ’sto c**o di indirizzo, e allora decido di rischiare… me lo invento, e vado nella fila opposta, da un altro poliziotto. Ebbene, ce la faccio, sarei andato in Liberty Steet 257… (che a San Diego ovviamente non esiste). Guardo l’ora, ho ancora 20 minuti prima della partenza dell’aereo. Decido che ci provo, prendo la valigia e inizio a correre verso il check-in… Ma non avevo nemmeno iniziato quando mi ferma un altro poliziotto e mi chiede: ”dove vai così di corsa? Vieni qua e aprimi la valigia…!”… NOOOOOOOO. Ma dai, proprio a me? no…. Me la guarda dappertutto, tutte le tasche, e dopo 5 minuti mi dice “vai… prova a prendere il tuo volo”. Ovviamente il Gate era dal lato opposto del Terminal 1 del JFK… e io corro, stanco morto perché ovvimente in aereo non avevo dormito… e corro… e corro… 15 minuti di corsa al 100% facendo lo slalom tra la gente… arrivo al gate, mi siedo, completamente, completamente, completamente sudato fradicio. Ma non mi importava, ce l’avevo fatta, ero sull’aereo e sarei arrivato dopo altre 6 ore di volo a San Diego.
Qui il mio flight-trip di andata finisce, perché dopo altre 6 ore arrivo all’aeroporto di san diego e c’è Larry, il mio coach, che mi aspetta. INIZA LA VACANZA, e io non sono più stanco.
A Domani, per una nuova entusiasmante puntata…
Uno e Trino
Posted: Agosto 24th, 2008 under San Diego, about me.
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