BLOGmag cambia strada..?

BLOGmag è un grande giornale. E’ un giornale che ha l’onore e l’onere di cercare di farsi leggere dalla gioventù italiana. Alcuni dicono anche che è un po’ pericoloso, perché come tale BLOGmag ha l’opportunità di orientare il pensiero dei ragazzi. Quello che è vero però, anche ricordando un mio post precedente, è che BLOGmag fino ad oggi non ha ancora tirato bene bene fuori le palle.

Sta sera, ancora un po’ stanco dalla serata di ieri (grandissima…. Bravo Checco), ho deciso di guardarmi un film, che tra l’altro consiglio a tutti gli amanti del genere, si chiama “The Insider” con Al Pacino e Russel Crowe. Parla di un autore di programmi di inchieste (tipo Report, per intenderci…) che scova una notizia da paura, e lotta duramente perché il suo network decide di non pubblicarla… (detta molto brevemente).

Questo film mi ha ancora una volta acceso una lampadina su un argomento sul quale abbiamo più volte discusso in redazione e che mi ha sempre un po’ fatto arrabbiare. La verità è che su BLOGmag, e sono io a dirlo… non ci siamo mai concentrati molto alla ricerca di notizie vere, magari anche scomode. Il perché (o forse la scusante) più volte è stato che ci sentivamo troppo poco preparati, non radicati e avvertivamo la paura di ripercussioni.

Anche ultimamente, discutendo con il buon Marco Cantelli (ah, questo è il suo blog…) attuale responsabile dei contenuti della rivista, ci siamo ripromessi che con il nuovo anno scolastico avremmo cercato di più la notizia fresca, direttamente alla fonte. E così ci siamo iniziati a guardare intorno, cercando anche dei nuovi “corrispondenti” dalle varie scuole (a proposito, se avete qualche nome da segnalare, sono ben accetti!!).

Il dunque però è un altro, ed è che alla luce dei fatti io personalmente mi sento un po’ uno sciupone; perché se è vero che chi ha i denti non ha il pane e chi ha il pane non ha i denti, noi per bacco li abbiamo entrambi, solo che non abbiamo mai avuto voglia di mangiare.

Beh… signori e signore… mi è venuta fame.

Uno e Trino

la forza delle relazioni.

Negli anni 80 stampavi mille volantini (anche scardozzi) e 100 locandine… te li andavi a piazzare qua e là in giro per il centro, e sapevi bene o male che un po’ di pubblicità riuscivi a farla. Sapevi che qualcuno avrebbe intercettato il tuo messaggio e magari si sarebbe interessato al tuo prodotto/servizio. Oggi se fai una roba del genere e pensi che qualcuno ti caghi… o sei un pazzo oppure hai voglia di buttare via dei soldi.

La verità è che oggi la gente (secondo me giustamente) non si fida più di nessuno. Troppi furbetti del quartierino, troppi inghippi dietro l’angolo, troppi mascalzoncelli. Oggi un rapporto di amicizia, una relazione di conoscenza, è il non plus ultra per tutto, conta solo quello. Ma non è solo una questione di promozione di prodotti, è questo il bello; oggi le relazioni sono fondamentali per tutto. Chi se li caga più i Curriculum? Mandare in giro un curriculum per me è come attaccare 100 locandine. Ti contattano solo i disperati! Tutto oggi succede a favore di relazioni, di conoscenze. E’ non è che per questo solo i figli di papà avranno chances per trovare più facilmente quello che cercano. Una relazione è importante a prescindere. Anche un universitario che studia fuori sede ha tutte le possibilità per crearsi una rete di relazioni, che gli possano servire per il suo futuro, o per fare un favore a qualcuno. E’ tutta questione di riuscire a creare un circolo virtuoso.

A volte ho sottovalutato la forza di avere relazioni vere con le persone, e ho sbagliato di grosso. Il fatto è che per mantenere una relazione positiva bisogna avere due palle quadrate. Perché devi rispondere di quello che fai e di quello che dici. Perché te la giochi tu, non hai l’aiuto da casa o del computer… In più c’è il rovescio della medaglia: non sempre una relazione resta “positiva”. Ed una relazione chiusa male fa molto più danno di una relazione mai avuta.

Poi… c’è chi è di sua natura portato a stare a contatto con la gente, come c’è gente che proprio non è capace; questo è vero. Ma la realtà è questa. Se io devo assumere a pari capacità un ragazzo che conosce un mio amico o magari mi è stato presentato da un amico, rispetto ad uno che potrebbe essere il figlio non riconosciuto di Bin Laden… non ci penso neanche un secondo (scelgo il figlio non riconosciuto di Bin Laden!!).

Tiratela… e andrai lontano!

Voi che ne pensate?

Uno e Trino

successo e felicità?

Successo = felicità? Molta gente ci crede, e forse fa anche bene a farlo, ma io no, non ci credo.

Oggi non voglio fare lo spocchioso, non voglio parlare come se per me il successo sia già cosa fatta; non è così. Però in un po’ di occasioni l’ho assaporato, magari non più di altri miei coetanei; e per la mia esperienza mi sento di scrivere è che il successo da sotto certi aspetti una felicità inaudita. Ovviamente non mi riferisco al successo apparente; qui io parlo del successo vero, non valgono i famosoni della televisione. Sto parlando dell’obiettivo che si pongono quelli che si fanno il culo tutti i giorni per qualcosa in cui credono davvero, e si addormentano ogni notte (magari un po’ a fatica) pensando a cosa poter fare in più per farcela; i pompini non valgono.

Su questo io ho un’opinione. Se è vero che il successo porta “felicità”, è altrettanto vero che l’ottenimento di questo famigerato successo o pubblico riconoscimento non debba essere la principale delle preoccupazioni. Ma voglio parlare innanzitutto di me stesso; ho passato notti e giorni fregandosomene di tutto e di tutti; pensando, facendo, sbagliando e rifacendo… Però dopo un po’ ho capito una cosa; che più focalizzavo le mie attenzioni alla ricerca di questo successo, mettendo da parte affetti, amici, famiglia e sport, piano piano mi sono intestardito sulle mie scelte e così facendo (forse anche a causa di un mancato confronto) vedevo inesorabilmente allontanarsi il momento della consapevolezza di aver ottenuto questo tanto bramato successo.

Al liceo la mia prof di lettere mi raccontò il suo punto di vista sulla differenza tra amore e amicizia, e l’ho fatto mio al 100%. Mi disse che sono due sentimenti molto simili. Ma sono sostanzialmente differenti per il fatto che l’amore è un sentimento “esplosivo”, ti travolge completamente, non ci puoi fare nulla, non hai voglia/modo di pensare ad altro; il rovescio della medaglia è però che tende ad esaurirsi presto, è un sentimento non eterno (oddio, non esiste l’amore eterno!! Aiuto!!), un po’ come un forte temporale… L’amicizia invece non è un temporale, è una leggera pioggia incessante. Questa è la differenza; l’amicizia non ti travolge, non ti prende, però…. DURA.

Ecco, il punto è questo. Il successo per me è come l’amore. Ti da una forte felicità, un senso di benessere assoluto (soprattutto se è accompagnato da tanti soldi.. Ehehehe!). Ma purtroppo questa felicità si esaurisce e si trasforma nella quotidianità, nella normalità. Dopo un po’ sembra assolutamente scontata.

La mia risposta alla domanda felicità = ?… è che la felicità per me non esiste. Esistono dei momenti di felicità, che sono tanto più forti quanto sono accompagnati da altrettanti momenti di forte INFELICITA’.

Penso che se si cercano momenti di felicità in più sfere e tra le cose che ci piacciono; come per me aiutare un amico, guardare un film divertente, fare una bella partita di football, fare il mio lavoro, dormire tanto e perché no, ogni tanto prendermi anche una bella cassa (mamma non è vero, lo dico così per dire…), beh, per la teoria dei grandi numeri è più probabile che questa si ripresenti più spesso!

Uno e Trino

p.s.

Will Smith, nel film “Pursuit of happiness – La ricerca della felicità”, pur capendo benissimo le sue motivazioni, per me è un po’ uno sfigato.