sono tutti uguali.

Oggi l’amarezza è tanta, perché ancora una volta ho avuto la testimonianza della schifezza del mercato italiano. Contano solo le marchette.

Immaginati la cosa più bella, il servizio più fantastico, il prodotto più incredibile. Beh, oggi in Italia è tutto assoggettato alle logiche del business di brevissimo termine, percui chi gestirà questa cosa stupenda, questo prodotto incredibile, questo servizio fantastico, non esiterà un istante a sradicarne le più importanti caratteristiche di eccezionalità che però non portano un ritorno economico nell’immediato. Io oggi NON VEDO professionisti innamorati del proprio prodotto; vedo solo persone che ROVINANO quello che hanno per le mani, che spremono il proprio prodotto/servizio per l’utile immediato. Mi viene in mente però una mosca bianca. Si chiama Apple (e mi sembra che i fatti parlino da soli).

Scusate lo sfogo ma a volte sento o vengo a conoscenza di certi fatti che mi fanno venire il voltastomaco.

Uno e Trino

tirare fuori le palle.

Bene, oggi post con le palle, nel vero senso della parola.

Devo dire che mi piace molto parlare con le persone, ascoltarle, cercare di capirle e (magari) poterle consigliare; è una cosa che mi riesce anche abbastanza bene, senza falsa modestia. Quello che però mi fa inca**are; quello per il quale io tutti i giorni mi batto (e a volte anche senza un senso preciso) è vedere persone che hanno le palle chiuse a chiave in un cassetto. Io mi rendo perfettamente conto che il mercato e la società stessa siano basati sul NON RISCHIO. I veri vincitori oggi sono quelli capaci di fare senza rischiare nulla (o facendo rischiare altri); e poi si vede che fine fa la sperimentazione, la ricerca… e via andare; ma questo poi sarebbe tutto un altro discorso.

Di tutte le cagate che sento dire ogni giorno sui cosiddetti “giovani” questa però mi fa particolarmente arrabbiare. Mi fa arrabbiare però diversamente dalle altre, perché è vera. E’ vero che la tendenza dei ragazzi di oggi è quella di NON RISCHIARE. Come dagli torto..? Gli adulti non insegnano di certo il contrario. Però è anche vero che non si può vivere pensando che “tanto non è colpa mia”… quindi basta, basta pensare che col fatto che tutti fanno così siamo giustificati a farlo anche noi. Poi ci meravigliamo che solo lo 0,1% degli under35 conta qualcosa in questo paese. E non venìtemi a parlare di precariato, di raccomandazioni e di tutte ‘ste storie… sono solo alibi. E gli alibi li usano i perdenti.

Io penso che una persona che si butta in qualcosa, che decide di provare a correre il rischio di non farcela, di restare delusa… beh, solo per questo si può considerare soddisfatta, mille metri avanti a tutti gli altri, e se anche non riesce nel suo tentativo (magari impiegandoci anche soldi oltre al proprio tempo) si trova ad aver piantato il seme di una quercia che per forza col tempo diventerà devastante; basta creare un circolo virtuoso. Chapeau!

Uno e Trino

la forza delle relazioni.

Negli anni 80 stampavi mille volantini (anche scardozzi) e 100 locandine… te li andavi a piazzare qua e là in giro per il centro, e sapevi bene o male che un po’ di pubblicità riuscivi a farla. Sapevi che qualcuno avrebbe intercettato il tuo messaggio e magari si sarebbe interessato al tuo prodotto/servizio. Oggi se fai una roba del genere e pensi che qualcuno ti caghi… o sei un pazzo oppure hai voglia di buttare via dei soldi.

La verità è che oggi la gente (secondo me giustamente) non si fida più di nessuno. Troppi furbetti del quartierino, troppi inghippi dietro l’angolo, troppi mascalzoncelli. Oggi un rapporto di amicizia, una relazione di conoscenza, è il non plus ultra per tutto, conta solo quello. Ma non è solo una questione di promozione di prodotti, è questo il bello; oggi le relazioni sono fondamentali per tutto. Chi se li caga più i Curriculum? Mandare in giro un curriculum per me è come attaccare 100 locandine. Ti contattano solo i disperati! Tutto oggi succede a favore di relazioni, di conoscenze. E’ non è che per questo solo i figli di papà avranno chances per trovare più facilmente quello che cercano. Una relazione è importante a prescindere. Anche un universitario che studia fuori sede ha tutte le possibilità per crearsi una rete di relazioni, che gli possano servire per il suo futuro, o per fare un favore a qualcuno. E’ tutta questione di riuscire a creare un circolo virtuoso.

A volte ho sottovalutato la forza di avere relazioni vere con le persone, e ho sbagliato di grosso. Il fatto è che per mantenere una relazione positiva bisogna avere due palle quadrate. Perché devi rispondere di quello che fai e di quello che dici. Perché te la giochi tu, non hai l’aiuto da casa o del computer… In più c’è il rovescio della medaglia: non sempre una relazione resta “positiva”. Ed una relazione chiusa male fa molto più danno di una relazione mai avuta.

Poi… c’è chi è di sua natura portato a stare a contatto con la gente, come c’è gente che proprio non è capace; questo è vero. Ma la realtà è questa. Se io devo assumere a pari capacità un ragazzo che conosce un mio amico o magari mi è stato presentato da un amico, rispetto ad uno che potrebbe essere il figlio non riconosciuto di Bin Laden… non ci penso neanche un secondo (scelgo il figlio non riconosciuto di Bin Laden!!).

Tiratela… e andrai lontano!

Voi che ne pensate?

Uno e Trino

Pubblicità e intrattenimento.

La pubblicità in televisione in Italia vale la stra-grande maggioranza degli investimenti. Non ricordo il dato preciso, ma è una cosa tipo il 70% di tutto il denaro che viene speso ogni anno da tutte le aziende che vogliono promuovere i loro prodotti o servizi in Italia, in qualsiasi modo (radio, cartelloni, web etc…). Ovviamente la pubblicità on-line sta crescendo vertiginosamente ogni anno… ma non è questo il punto.

Il punto è che le maggiori società che fanno pubblicità in televisione stanno tornando piano piano ai vecchi spot da carosello. Oggi ci sono delle storie, ci sono dei personaggi… e sempre di più questi personaggi non sono modelle, stratope, famosoni o vip televisivi. C’è la gente comune. Mi viene in mente la pubblicità della Nastro Azzurro. Non c’è più Valentino Rossi come nel 2005; oggi c’è un taxista. Cornetto Algida, uguale. Gli spot stanno piano piano cercando di avvicinare le marche e i prodotti al cuore della gente, alla loro vita comune… Chissene frega della modella tutta tirata. Anche Gattuso, nella pubblicità della Vodafone che fa..? asciuga i piatti? Fa la biancheria? E in quella di Powerade? Pratica il parkour (e si vede lontano un miglio che è una controfigura..!)

Il punto allora è proprio questo. Lo scopo delle aziende che fanno pubblicità resta sempre lo stesso, vendere il proprio prodotto/servizio. Quello che sta cambiando è il modo di farlo. Oggi sembra quasi che conti di più intrattenere che reclamizzare. Certo, se io associo una emozione al mio marchio, è più probabile che questo marchio resti più impresso, su questo sono d’accordo.

Ma poi siamo sicuri che alla fine della fiera, guardando ad esempio la pubblicità di Aldo Giovanni e Giacomo (che a me personalmente fa cagare, ma c’è sicuramente a chi piace) non restino impresse solo le battute, e non il messaggio promozionale collegato? Mah… nell’attesa di trovare una risposta a questa domanda… w la pubblicità!!

Uno e Trino