PETTEGOLEZZI SUI COMPAGNI DI VIAGGIO e RAGAZZE *****L

Le ragazze americane sono diverse dalle ragazze italiane. Sono più… espansive… C’è da dire che in alcune occasioni mi sono sentito anche un po’ gay..! Alcune ragazze mi venivano anche a chiedere… “ma voi italiani… avete paura di noi?” Il fatto è che sono abituate a tirarsela molto di meno. Nei locali le ragazze tendono a parlare con tutti, soprattutto con perfetti sconosciuti… e questo però non vuole per forza dire che siano attratte da tutti, anzi.

Dario “Branch” Oddenino è stato il mio vacation-mate, e con lui ho discusso più volte delle profonde differenze, anche culturali, tra il gentil-sesso italiano e quello americano. Branch ha anche… diciamo… testato a fondo la fisicità e la fisionomia di siffatte creature, e insieme abbiamo convenuto che questa espansività e generosità… sia dovuta al fatto che gran parte delle ragazze nei locali erano sempre tutte assolutamente ubriache! E le cause di questo uso e costume prettamente americano possono essere:

-Bere costa poco!! (3 € per un long drink…”)

-Non si può bere fino a 21 anni, non si può andare nei locali fino a 21 anni… quindi… a 21 anni compiuti… fuoco alle polveri!!

-Era un luogo di vacanza, e in vacanza nn siamo a casa nostra, e magari ci frega di meno di fare figure di merda o simili…

Detto questo, direi che posso linkarvi i 3 album fotografici che abbiamo creato tornati da San Diego…

San Diego parte 1San Diego parte 2San Diego parte 3

Alla prossima,

Uno e Trino

Barbecues, locali e parties… ***

Posso provare a definire con una frase il significato di queste tre parole per i giovani americani: Un modo come un altro per ubriacarsi da far schifo e dire/fare cose che il giorno dopo è meglio non ricordare.

Ok, in America adesso costa tutto meno… (il cambio euro-dollaro è a 1.5 circa…) ma a parte questo, anche comparando euro e dollaro come se valessero uguali, il risultato è che gli alcolici in America costano veramente poco. Stiamo parlando di 4 o 5 dollari per un long drink servito in bicchiere di vetro in un locale mediamente figo… (dove per entrare al massimo paghi 5 dollari) per non parlare delle birre, che fanno schifo ma costano ancora meno. A tutto questo basta aggiungerci il fatto in America fino a 21 anni non possono bere NULLA, e nemmeno entrare in nessun tipo di locale/pub e il gioco è fatto. Gli Americani tra l’altro bevono drink orrendi..! Ho visto fare dei cocktail con redbull light, cocacola light e gatorade!! E ripeto… per non parlare della birra… che sostanzialmente è acqua sporca.

Io penso che proprio per il fatto che fino a 21 anni non si può andare in nessun locale in America è proprio il motivo percui nel periodo 21-26 anni questi sfogano tutte le loro voglie represse… e ti spieghi il perché di idioti giochi alcolici come il beer-pong o il flip-cup… o le gare a chi si beve più in fretta una lattina di birra… bleah!

I Californiani iniziano a bere già dalle 18… perché i locali chiudono tutti alle 2, e alle 1.30 smettono già di dare da bere… e questo significa anche che tutti gli avventori (questa parola fa molto “Resto del Carlino…”) di ogni locale escano praticamente tutti insieme, cacciati a pedate dai buttafuori (che tra parentesi sono grossi e cattivi, non come in Italia). Ho visto delle scene fuori dai locali che definire comiche è poco; ragazze che infilavano mani nei pantaloni di sconosciuti (vero branch..?) altri che inciampavano sbattendo la testa contro un segnale stradale… vomitate collettive… baci lesbo con applausi… Alcune sere devo dire che il periodo più bello della serata era proprio quando il locale chiudeva! Ma non voglio troppo dilungarmi sullo stato in cui era possibile trovare le ragazze a San Diego perché è oggetto di un’altra incredibile puntata.

I barbecue invece sono ovviamente pane quotidiano; a San Diego ogni casa ha un barbecue che paragonato ai nostri sembra un’astronave. A differenza nostra però un barbecue americano inizia nel primo pomeriggio (più frequentemente nel weekend) e si inizia a mangiare (e a bere…) a partire dalle 17… La carne che viene cotta nei barbecue è prevalentemente hamburger, carne di pollo e wurstel per gli hotdog (il mio record di hotdog è 6… ma ho conosciuto gente che arrivava facile in doppia cifra). Devo dire però che la qualità della carne che ho mangiato a San Diego è di gran lunga superiore a quella che mangio tutti i giorni in Italia. Ci sono addirittura dei ristoranti in America dove tu ti siedi, ordini la tua carne e te la portano cruda; tu ti alzi, te la vai a cuocere come caspita ti pare, e poi te la mangi… (come nella foto!).

Il bello dei barbecue fatti a casa però non è la mangiata in sé… ma quello che viene dopo..! perché, complice magari qualche bicchiere di troppo, la casa si trasforma in una grandiosa discoteca e il salotto nella più confortevole pista da ballo..! Dove è possibile improvvisare splendidi balli di gruppo, lap-dance e cose di questo genere. (un esempio nella foto…).

Per concludere, mi verrebbe da dire che gli americani sanno divertirsi, ma a volte non hanno un minimo di ritegno, su via… non si può essere ubriachi da far schifo alle 7 di sera!! Aspettiamo almeno che cali il sole daiiiii!!

A domani per un’altra fantasmagorica puntata.

Uno e Trino

La mia lista delle cose da fare. ****

Nell’ultimo post prima di partire, mi ero fatto una lista delle cose che avrei dovuto assolutamente fare a SD, ed eccola… fedelmente riportata, con vittorie e sconfitte…

- Vedere la partita di preseason di NFL Chargers - Cowboys il 9 agosto -> FATTO (e ho visto anche gli allenamenti)

- Giocare a football -> FATTO, in un campo di una high school, molto più figo di qualsiasi campo dove io abbia mai giocato in Italia…

- Giocare a basket -> NON FATTO

- Fare windsurf -> NON FATTO (però in compenso ho fatto surf, e boogie boarding)

- Andare a pesca di squali -> NON FATTO… bisognava svegliarsi di mattina… e io non ce la potevo fare.

- Svaligiare 3 o 4 negozi del centro (w l’euro!!) -> FATTOOOOOOO

- Vomitare dopo aver mangiato l’immangiabile da KFC e ri-vomitare dopo aver bevuto mille frappuccini da Starbucks -> KFC era troppo lontano… ma STARBUCKS… yesssss

- Comprare un casino di roba da football per la nuova stagione -> FATTO. Prevedo che ci sarà molta gente invidiosa in squadra…

- Investire 500$ a Las Vegas (notare… ho scritto investire…) -> FATTO, e non dico altro… per adesso.

- Restare sbalordito dalla grandezza e immensità degli stati uniti -> FATTO… al 100%

- Andare in Messico, a Tijuana e vedere cosa succede… -> ce lo hanno sconsigliato tutti… NON FATTO.

- Andare a Hollywood -> ahimè… NON FATTO

- Cercare di capire a fondo la mente e i pensieri delle giovani americane… -> …FATTO…

- ma soprattutto… LASCIARMI SORPRENDERE. -> FATTO

(Nella foto siamo io -a sx- e Branch -a dx- prima dell’inizio della partita…) A domani per una nuova interessantissima puntata..!

Uno e Trino

Il viaggio di andata. ****

Definirlo un viaggio travagliato è a dir poco un eufemismo, è stata la prima vera prova che gli USA ci hanno costretto ad affrontare, per vedere se eravamo veramente convinti di partire, e meritarci questa incredibile avventura.

28 luglio ore 9: E’ il giorno della partenza e siamo puntualissimi all’ingresso di Malpensa (grazie al passaggio dello Slavo… che ringrazio…), ed ecco senza indugio alcuno quello che è successo: Willo, Branch ed io andiamo al ledwall a vedere dove era il check-in e le info sul volo… e leggiamo sbalorditi questa scritta: VOLO CANCELLATO.

Calma e sangue freddo. Andiamo alla zona del check-in della compagnia di passo abbastanza svelto e ci dicono che ci sono dei posti su un altro volo che parte addirittura 20 minuti prima del nostro… ottimo si direbbe… ma c’è un problema: Branch non trova più il passaporto. Tutti a cercare il passaporto, ma nel frattempo i posti nel volo “di riserva” si esauriscono… niente da fare, diventano le 11… e dopo quell’ora non parte più nessun aereo dall’Italia per gli USA… Branch dichiara di aver definitivamente perso il passaporto. Nel frattempo Willo mi chiede un’aspirina perché ha un po’ di dolore al collo, e dopo un breve summit la decisione è presa: Branch prende di corsa un treno per Roma (dove è residente) per tentare di rifare il passaporto, con prenotazione appositamente posticipata di 3 giorni (più di così non si poteva) e con nuova partenza da Fiumicino… ma le speranze lì per lì sono poche perché il centralino della questura ci dice che ci vogliono almeno 14 giorni per la procedura veloce. Branch parte comunque e rimaniamo io e il buon Willo, ci facciamo accompagnare in un hotel decisi a partire il giorno dopo, con la speranza che anche Branch potesse raggiungerci qualche giorno più tardi… Ma il peggio doveva ancora venire.

Ore 22, stavo beatamente dormendo, quando Willo mi sveglia in lacrime… Non riesce a respirare. Gli fa malissimo il collo… Dopo due telefonate ad amici di Milano per avere qualche consiglio (a proposito, grazie Massimo GPZ) via di corsa al San Raffaele (ed ero sveglio da circa 40 ore, perché la notte prima di partire per qualche motivo non ho dormito…). Ad accoglierci al San Raffaele c’è una infermiera (che non sono ancora del tutto convinto fosse donna…) imbarazzante, visita Willo al volo dietro il banco dell’accettazione… Dopo 2 minuti il verdetto: CODICE GIALLO. Semi-urgenza, lo portano in una sala… E inizia l’attesa… Si fanno facile le 23 e 30 quando Willo esce dalla sala, dopo che gli hanno fatto mille analisi e una pera di cortisone, in attesa di un referto che sarebbe arrivato non prima di 2 ore.

Alle 2 arriva il referto: alcuni valori dall’analisi del sangue non son nella norma e ci sono dei linfondi ingrossati; urge ecografia. Willo è stanco morto, io sono stanco morto e torniamo con un taxi in albergo a Malpensa (45 minuti di viaggio…). Sono oltre le 3. Si va in branda,

29 luglio ore 7.30: sveglia alla volta dell’aeroporto… ma Willo ormai ha deciso di annullare la partenza, non se la sente di partire e deve fare quell’ecografia; non si sa ancora nemmeno se Branch riuscirà a partire perché nel frattempo è in fila in attesa dell’apertura della questura a Roma. Io tentenno… non so che fare… più di 20 giorni negli stati uniti da solo… tentenno… parto adesso o aspetto? Ma sono carico e mi decido, VADO AL CHECK-IN. Ed ecco l’altra sorpresa: il volo dove mi avevano ri-prenotato è in overbooking (più prenotazioni rispetto ai posti disponibili sull’aereo) e io sono fuori. Ma io non mollo…

Parte subito la chiamata al centralino della compagnia (DELTA AIRLINES), dove con toni non proprio amichevoli chiedo d essere messo su un volo immediatamente… e dopo 20 minuti di snervante attesa, mi trovano un posto su un altro volo, ma mi avvisano, è il posto prima delle uscite di sicurezza, è stretto, il sedile non si reclina ed è nel corridoio… Me ne frego, e accetto. Nel frattempo arriva la telefonata da Branch, che con una voce come se avesse appena vinto la lotteria mi dice “tra 2 giorni ho il passaporto, fra 3 giorni parto, vienimi a prendere in aeroporto a San Diego, sono carico”. Sono contento… Willo ormai è naufrago ma Branch ce l’ha fatta. Salgo su quello che ad oggi considero il peggiore volo della mia vita… diretto al JFK di NY dove, a distanza di 2 ore avrei avuto il volo per San Diego.

Incredibile, dopo 8 infinite ore di volo atterro puntuale sulla pista di NY e sono felice, sono in America. Se non fosse che dopo 10 minuti il pilota ci informa che non c’è ancora il gate disponibile… e che dobbiamo aspettare sulla pista che si liberi il posto per noi. Un ora e mezza di attesa, e io sono certo di aver già perso la coincidenza per SD. Controllo passaporti: Non avevo scritto sulla mia carta verde un indirizzo di residenza negli USA, anche perché non sapevo di preciso dove sarei andato a dormire a San Diego… ebbene il poliziotto mi dice… “sorry, you need a valid address…”. Non mi vuole fare passare. Panico. Nella zona del controllo passaporti il telefono non prende, non posso chiamare per farmi dire ’sto c**o di indirizzo, e allora decido di rischiare… me lo invento, e vado nella fila opposta, da un altro poliziotto. Ebbene, ce la faccio, sarei andato in Liberty Steet 257… (che a San Diego ovviamente non esiste). Guardo l’ora, ho ancora 20 minuti prima della partenza dell’aereo. Decido che ci provo, prendo la valigia e inizio a correre verso il check-in… Ma non avevo nemmeno iniziato quando mi ferma un altro poliziotto e mi chiede: ”dove vai così di corsa? Vieni qua e aprimi la valigia…!”… NOOOOOOOO. Ma dai, proprio a me? no…. Me la guarda dappertutto, tutte le tasche, e dopo 5 minuti mi dice “vai… prova a prendere il tuo volo”. Ovviamente il Gate era dal lato opposto del Terminal 1 del JFK… e io corro, stanco morto perché ovvimente in aereo non avevo dormito… e corro… e corro… 15 minuti di corsa al 100% facendo lo slalom tra la gente… arrivo al gate, mi siedo, completamente, completamente, completamente sudato fradicio. Ma non mi importava, ce l’avevo fatta, ero sull’aereo e sarei arrivato dopo altre 6 ore di volo a San Diego.

Qui il mio flight-trip di andata finisce, perché dopo altre 6 ore arrivo all’aeroporto di san diego e c’è Larry, il mio coach, che mi aspetta. INIZA LA VACANZA, e io non sono più stanco.

A Domani, per una nuova entusiasmante puntata…

Uno e Trino

In una sola parola: OTTIMO.

San Diego è ottima. La California è ottima. Las Vegas è ottima. L’NFL è ottima. Gli americani sono ottimi (le americane sono un po’ meno ottime…).

Più di 10mila chilometri di distanza da Bologna; 9 ore di fuso orario… proprio un altro continente, e ci sarebbero da scrivere mille storie, mille aneddoti, mille mila gaghs… ma per non farvi addormentare e mantenere l’interesse il più vivo possibile… ho deciso di dividere il racconto in puntate:

24 agosto - IL VIAGGIO DI ANDATA ****
25 agosto - CHECK OUT DELLA LISTA DELLE COSE DA FARE ****
26 agosto - BARBECUES, LOCALI E PARTIES ***
27 agosto - IL BASEBALL **
28 agosto - PETTEGOLEZZI DAI COMPAGNI DI VIAGGIO e RAGAZZE *****L
29 agosto - IL FOOTBALL AMERICANO IN AMERICA ****
30 agosto - LAS VEGAS *****LL
31 agosto - L’OSPITALITA’ DEGLI AMERICANI, IL VIAGGIO DI RITORNO E COMMENTI FINALI ****
(* useless, ** a little bit boring, *** interesting, **** incredible, ***** hot, *****L to be censured)

Uno e Trino